Borgata Rosa – Quasi terminati i lavori alla residenza temporanea che sta sorgendo al posto de “La Filanda”

Dopo due anni di blocco dei lavori, all’inizio del mese di marzo 2019 avevamo visto nuovamente mezzi e persone al lavoro nel cantiere. Dopo un’altra interruzione di alcuni mesi a marzo 2020 erano stati nuovamente ripresi i lavori, con la posa delle finestre e gli allestimenti interni, poi i lavori erano proseguiti su parte dei bassi fabbricati ubicati a sinistra della struttura principale. Ora finalmente vediamo che il progetto sta per  essere portato velocemente alla conclusione.

Un passo indietro
Nell’ormai lontano 20 ottobre 2016, organizzato dalla VII Circoscrizione, si era tenuto presso la  sala parrocchiale della Chiesa di Gesù Maestro in Strada Meisino  23, un incontro pubblico in merito  alla “Casa sociale” in via di realizzazione nell’area dell’ex “filanda”. In quella sede, presente l’Assessora Comunale alle Politiche Sociali Sonia Schellino, il responsabile della Cooperativa che stava realizzando e che gestirà l’intervento, aveva cercato di fornire  le opportune informazioni atte a chiarire i molti dubbi sollevati negli anni da numerosi residenti. Il Presidente della cooperativa  aveva illustrato alle persone presenti le finalità e i tempi dell’intervento in corso ormai da alcuni anni. Oltre a rispondere alle domande dei presenti, aveva illustrato gli interventi da loro realizzati (LUOGHI COMUNI in Via Priocca 3 e HOUSING GIULIA in Via Cigna 14/L) già funzionanti con modalità similari rispetto a quelle che verranno adottate a Borgata Rosa che, come è stato ricordato, avrà dimensioni notevolmente minori, dal sito della residenza temporanea LUOGHI COMUNI : https://portapalazzo.luoghicomuni.org/ si può meglio comprendere cosa avverrà nei prossimi mesi a Borgata Rosa. Allora avevamo verificato con rammarico che una parte degli intervenuti avevano continuato ad esprimere dubbi e diffidenze che riteniamo, alla luce delle informazioni che avevamo raccolto, del tutto ingiustificate.
Negli anni precedenti erano circolate fra i residenti della Borgata le ipotesi più fantasiose su chi avrebbe occupato questa residenza, avevamo chiesto invano per anni alla VII Circoscrizione di venire ad illustrare sul territorio l’intervento, questo purtroppo è avvenuto solamente nell’ottobre 2016 per interessamento del nuovo Presidente. Che cos’è la Residenza Temporanea?
La Residenza Temporanea offre soluzioni abitative a prezzi calmierati per un periodo di tempo che va da 1 giorno a 18 mesi a persone con percorsi ed esigenze differenti, divenendo un luogo di scambio, scoperta e confronto.  In particolare, si rivolge a:
Lavoratori e personale in formazione e professionisti provenienti da fuori Torino, per i quali la Residenza Temporanea costituisce una sistemazione abitativa per il periodo di permanenza in città oppure una soluzione transitoria durante la ricerca un alloggio adeguato alle proprie esigenze.
Persone che si recano a Torino per visitare o utilizzare i servizi della città e alle quali la Residenza Temporanea offre una soluzione residenziale a costi contenuti, una molteplicità di servizi e attività e l’opportunità di conoscere l’area, in quel caso, di Porta Palazzo.
Persone in situazione di stress abitativo, ossia che hanno necessità di  una nuova soluzione abitativa (a causa di una separazione, di uno sfratto per finita locazione, del cambio di impiego o riduzione del reddito, ecc.) e che, in attesa di trovarla, possono utilizzare la Residenza Temporanea come ponte tra la vecchia e la nuova casa.
Persone in emergenza abitativa, che necessitano di una sistemazione abitativa in tempi brevi, in attesa che gliene venga fornita una stabile dalle istituzioni locali.

Ancora qualche passo indietro
A metà maggio 2014 quello che rimaneva della cosiddetta casa civile del complesso di origine settecentesca, che fu denominato dapprima “Il Gesuita” poi “Cascina Bracco”, Meisino e Filanda era stato definitivamente demolito, a differenza di molte altre cascine dell’agro torinese, questa cascina in origine era dotata di un filatoio che le conferì un carattere industriale, da qui l’ultima denominazione “La Filanda”.
Il 16 luglio 2014 presso la VII Circoscrizione era stato presentato il progetto che prevedeva la realizzazione di una “Residenza collettiva temporanea” nella quale si potrà soggiornare per un periodo massimo di 18 mesi, secondo il progetto presentato i posti letto previsti erano 44 suddivisi in 15 bilocali e 7 monolocali.
Oltre alla struttura residenziale realizzata in parte con fondi Regionali, l’impresa sociale CO/ABITARE che gestirà questo progetto di “Housing sociale”, prevedeva di realizzare nei bassi fabbricati esistenti uno spazio polifunzionale per le attività del territorio, inoltre all’esterno si ipotizzava la realizzazione di punto di prelievo biciclette |TO|bike.
Nel corso dell’incontro erano emerse  sostanziali novità rispetto a quanto previsto dalla richiesta di finanziamento regionale, novità che rendevano questo intervento sicuramente meno problematico per il territorio che lo avrebbe ospitato. Su sollecitazione dei presenti il presidente dell’impresa sociale che realizza l’intervento, che presumibilmente avrebbe dovuto essere terminato alla fine del 2015, si era dichiarato disponibile ad illustrare nei mesi successivi l’intervento ai residenti di Borgata Rosa in collaborazione con la Circoscrizione, questo avrebbe dovuto servire a ridurre alla ragione le persone che avevano prospettato effetti catastrofici di questa iniziativa sul nostro territorio.
Questo incontro era stato nuovamente sollecitato  in occasione di una riunione della Commissione che si era tenuta in Circoscrizione il 14 gennaio 2016. In quella sede erano state illustrate le motivazioni che avevano indotto la sospensione dei lavori all’inizio dell’anno precedente e riconfermato il suo utilizzo con le modalità già riportate in questo articolo. Nei primi giorni del 2016  i lavori erano stati ripresi con vigore, poi vi sono state nuovamente varie interruzioni, come illustrato in precedenza.
Di seguito gli antefatti che ci hanno portato alla situazione odierna e gli sviluppi a partire dal 2010.

Gli antefatti
Preoccupati per la sorte di questo edificio, che era già stato oggetto in passato di nostre numerose segnalazioni, e che nel frattempo si stava lentamente ma inesorabilmente degradando, nel luglio 2006 avevamo inserito anche questo argomento in una nota sulle problematiche che affliggevano il parco del Meisino inviata all’ Assessore al Verde Pubblico e alla VII Circoscrizione, alla quale erano seguiti successivi aggiornamenti annuali.

Nella primavera del 2006 nel corso dello svolgimento di una Commissione Circoscrizionale si era appreso che proseguiva il percorso amministrativo per affidare il progetto di recupero dell’edificio all’ente Parco Nazionale Gran Paradiso che dopo importanti lavori di ristrutturazione avrebbe dovuto trasferire la sua sede Torinese in questo edificio, la VII Circoscrizione aveva dato parere positivo alla concessione all’ente parco del “diritto di superficie” per 99 anni, condizione indispensabile per accedere ai finanziamenti necessari all’intervento. L’edificio minore completamente diroccato che si affacciava sulla strada (oggi completamente abbattuto) sarebbe stato recuperato in un secondo tempo per essere utilizzato per ospitare mostre temporanee, attività didattiche e spazi che la Circoscrizione potrebbe utilizzare per attività ricreative e informative per la Borgata.
In seguito avevamo appreso dai giornali che la città di Ivrea si era offerta di ospitare la sede del Parco. Nel settembre 2007 era emerso che l’Ente Parco Nazionale Gran Paradiso aveva abbandonato il progetto di intervenire su questo fabbricato, trasferendo poi la sede torinese della presidenza in via Pio VII.
Nell’ autunno del 2007 l’Amministrazione Comunale aveva portato all’approvazione del Consiglio Comunale una deliberazione che aveva come oggetto: “Cascine nei parchi – Interventi finalizzati all’utilizzo e al recupero degli edifici rustici all’interno dei grandi parchi cittadini – Approvazione linee guida”. In questa delibera sono stati inseriti due edifici facenti parte del nostro territorio, la cascina Coppa (in seguito ristrutturata per utilizzo come maneggio, oggi pienamente operativo) e appunto la cascina detta “la filanda”.
Nel 2009 da una ricerca su internet avevamo appreso che la Città di Torino aveva inserito questa struttura in una richiesta di finanziamento Regionale per “sei residenze collettive temporanee per l’inclusione sociale”.
Dal sito del Comune apprendevamo che: “Nelle residenze collettive potranno essere accolte persone sole vulnerabili, giovani adulti che al compimento della maggiore età devono rilasciare le comunità alloggio che li ospitavano, stranieri, rifugiati. Le strutture in questione, opportunamente gestite ma senza interventi di carattere assistenziale, dovranno consentire l’avvio di percorsi di autonomia con il supporto di servizi aperti anche al territorio circostante, al fine di promuovere un’integrazione dei residenti nel quartiere. Il finanziamento richiesto complessivamente per i sei interventi era pari a circa 4,8 milioni di euro”.
Dal sito della Regione Piemonte si rilevava che a fronte della Determinazione n. 129 del 6 aprile 2009 all’intervento in strada del Meisino 55/9 era stato concesso un finanziamento di 1.246.500 euro per la realizzazione di 7 alloggi (con superficie utile compresa tra 38,01 e 95 mq) e 1 appartamento idoneo ad ospitare gruppi in coabitazione (pluricamere con servizi + locali comuni destinati alla residenza).

Gli sviluppi dal 2010
Il 2010 ci aveva portato alcune novità sull’utilizzo di questo edificio ormai semi cadente di proprietà Comunale posto fra il Parco del Meisino e la Borgata Rosa.
Nei primi giorni di febbraio erano iniziati dei lavori di messa in sicurezza del complesso con l’abbattimento dei ruderi che si affacciavano su strada del Meisino (lato parco giochi).
Contemporaneamente nel sito del Comune di Torino avevamo trovato un interessante documento intitolato: “Avviso pubblico per la selezione di progetti per la realizzazione e gestione di residenze collettive temporanee per l’inclusione sociale” questo bando specificava dettagliatamente cosa il Comune intendesse realizzare in diverse parti della città fra le quali “la filanda” (vedere in particolare l’allegato B: “SPECIFICHE GESTIONALI LOTTO 4 STRADA DEL MEISINO 55/9”).
Il documento chiariva quanto già anticipato nel 2009 sui siti di Comune e Regione Piemonte e lasciava intendere che parte degli spazi che dovevano essere realizzati con questa soluzione, avrebbero potuto essere utilizzati dalla collettività di Borgata Rosa come da noi a suo tempo richiesto.
In seguito avevamo appreso dal sito del Comune che erano stati individuati i vincitori per i lotti 1 e 3, per che gli altri lotti compreso il lotto 4 che riguarda “la filanda” la scadenza del bando era stata prorogata al 14 giugno 2010, questo rinvio ci segnalava le difficoltà per trovare soluzioni per il recupero di questi fabbricati, dopo numerose richieste di chiarimenti, avevamo scoperto che con determina dirigenziale del 28 luglio 2010 il comune di Torino aveva proclamato un vincitore anche per il lotto 4.
Avevamo temuto che il crollo di una sezione centrale della facciata avvenuto ad inizio 2011 potesse avere ripercussioni sull’opera di recupero, la parte ancora in piedi aveva comunque messo a rischio l’agibilità dell’area servizi degli orti urbani circoscrizionali ubicati proprio dietro la struttura, gli assegnatari dei 54 orti urbani erano stati, per alcuni mesi, nell’impossibilità di utilizzare i servizi igienici ubicati nell’area ancora chiusa per sicurezza, questo disagio si era poi protratto sino al 12 maggio 2011 quando era stato installato un WC chimico nella parte accessibile.
In seguito da un articolo del quotidiano “La Stampa” del 15 ottobre 2011, avevamo appreso che entro il mese di dicembre 2011 la società Coabitare avrebbe dovuto iniziare i lavori di ristrutturazione e recupero delle strutture della cascina, e che si prevedeva di concludere l’intervento entro la metà del 2013, poco dopo erano anche comparsi i cartelli che segnalavano l’apertura del cantiere.

Ad inizio giugno 2012 era stata abbattuta la parte destra del fabbricato (immagine) evidentemente giudicata pericolante, pensavamo che questo abbattimento fosse un primo passo per l’inizio dei lavori e che fosse stato risolto il problema legato ai finanziamenti provenienti dalla Regione Piemonte che, a quanto ci risultava, aveva fatto slittare l’inizio dei lavori.


Nel luglio 2013 ci era stato comunicato ufficialmente la partenza dei lavori per settembre, e che i ritardi erano stati provocati dal fatto che: “l’iter di questa pratica edilizia è stata particolarmente lunga e complessa a causa dei vincoli ambientali e tipologici che gravano sull’immobile”, l’iter amministrativo era stato completato non ci restava che aspettare l’inizio dei lavori. Ma come molti temevano e altri auspicavano l’inizio dei lavori è coinciso con la demolizione di quanto rimaneva di un complesso storico la cui rilevanza è documentata sul sito di MUSEO TORINO : http://www.museotorino.it/view/s/ea23c398bd5746fcb72694cd7ae43edb 
(B. Morra – agosto 2021)