Una porzione dell’ex galoppatoio militare è diventata parte integrante del Parco del Meisino

Finalmente dopo due anni almeno una parte dell’ex galoppatoio militare è entrato a pieno titolo a far parte del parco del Meisino. L’aspetto positivo più importante è sicuramente la creazione di una strada ciclo-pedonale in terra battuta all’interno dell’area, che consente di evitare il passaggio di pedoni e ciclisti sul tratto di strada utilizzato anche dai numerosi veicoli che raggiungono l’area artigianale ubicata al fondo di via Nietzsche. Si è creato così un lungo percorso protetto su tutta la sponda destra del fiume Po, dal ponte della Gran Madre sino quasi al centro del Comune di San Mauro, senza dover attraversare una sola strada aperta al traffico!
E’ stata anche realizzata una recinzione per limitare l’accesso alle parti che dovrebbero rimanere interdette al pubblico, in particolare l’area di rilevante valore naturalistico (SIC-ZPS) a nord dove si dovrebbero effettuare solo visite guidate, mentre gli edifici esistenti dovrebbero essere “compartimentati” per evitare usi o occupazioni improprie, in attesa di valutarne gli eventuali futuri utilizzi. Ma questo è sicuramente l’aspetto critico, in quanto queste parti teoricamente non aperte al pubblico, sono costantemente frequentate da chi non rispetta regole, e continua ad accedere dalle numerose aperture opportunamente create nella recinzione. Sarà anche difficile sanzionare questi accessi abusivi in quanto, i cartelli di divieto vengono regolarmente rimossi.

I progetti
Il 5 giugno 2018 il sito della Città di Torino pubblicava una nota a cura del Settore Verde Pubblico della Città, dal titolo: Al via gli interventi per aprire alla cittadinanza l’ex Galoppatoio militare del Meisino, ma solo a metà ottobre 2019 erano iniziati i lavori all’interno dell’area per la messa in sicurezza di una parte dell’area attraverso l’abbattimento di circa 80 alberi (soprattutto pioppi). Nel corso nella Commissione consigliare tenutasi il 30 giugno 2019 un dirigente del Verde Pubblico informava i presenti che erano in corso i lavori per aprire in sicurezza 1/3 dell’intera superfice, attraverso la delimitazione dell’area, il completamento della viabilità ciclo pedonale interna, nonché la pulizia e la rimozione di quanto può rappresentare ancora un pericolo per l’utenza.
Avevamo rilevato un notevole ritardo degli interventi, questo in quanto nel corso nella Commissione consigliare tenutasi il 13 novembre 2018, avevamo appreso che i lavori di parziale apertura dell’area sarebbero dovuti avvenire non prima della tarda primavera del 2019, proprio dopo avere messo in sicurezza la zona.
Purtroppo l’area in questi anni è stata ed è tuttora accessibile dai molti varchi aperti nella recinzione, e si può accedere ai fabbricati in quanto le chiusure vengono regolarmente demolite. La Città aveva previsto di intervenire utilizzando alcune risorse provenienti dai ribassi d’asta per interventi sui dissesti collinari con una spesa complessiva di circa 80.000 Euro.
Si tratta in totale di uno spazio di circa 147 mila metri quadrati. Nel progetto di riqualificazione l’ex galoppatoio era stato suddiviso dai progettisti in tre sotto-aree, a seconda delle caratteristiche e degli interventi necessari: una parte da aprire al pubblico, un’area naturalistica popolata da una ricca avifauna, e la zona  dei fabbricati da mettere in sicurezza in attesa di valutare eventuali futuri impieghi (vedere progetto del Settore Verde Pubblico).
Il progetto prevedeva l’apertura della parte Sud, a partire dal Cimitero di Sassi, ovvero l’area prativa, Il primo obiettivo degli interventi di riqualificazione era quello di garantire la frequentazione in sicurezza: vi erano infatti, oltre 500 alberi di alto fusto, senza considerare le formazioni boschive. Trattandosi di un’area inserita in un parco fluviale e a lungo abbandonata, la situazione degli alberi risultava allora molto compromessa.
L’obiettivo dei controlli di stabilità effettuati era stato mirato riduzione del pericolo derivante dalla presenza di piante non stabili, ma con un approccio naturalistico, ossia non toccando la vegetazione spontanea e i boschetti che si sono formati; pertanto, anche gli interventi fatti sugli alberi presenti mantengono questo approccio.”
Nel contempo non erano cessate le richieste da parte di privati di poter realizzare su quell’area interventi che noi riteniamo incompatibili con quel luogo.
Ancora l’anno scorso il Consigliere comunale Silvio Magliano (Moderati) ha presentato una interpellanza (allegata) poi discussa in consiglio comunale a fine settembre 2019, nella quale si riproponeva il progetto della associazione denominata GreenTo ASDPS, progetto del quale facciamo riferimento nella parte successiva dell’articolo.

Qualche passo indietro
Il 12 gennaio 2017 si era svolto un sopraluogo nell’area da parte dei componenti di tre Commissioni del Consiglio comunale, presente l’allora vicesindaco Montanari, al sopraluogo avevano anche partecipato alcune Associazioni ambientaliste e il nostro Comitato. Nel corso del sopraluogo si erano potute ascoltare le diverse posizioni dei presenti che andavano dalla rigorosa tutela di questi spazi con in particolare la protezione della fascia fluviale e della zona umida situata nella parte nord dell’area, ad una apertura dell’intera superfice come estensione del parco o ad impieghi dei fabbricati come maneggio con struttura ricettiva leggera.
Il 20 luglio 2017 si era tenuta una Commissione consigliare per discutere di una interpellanza presentata dalla Consigliera comunale del PD Monica Canalis (allegata) nella quale si sollecitava l’Amministrazione comunale ad intervenire su quell’area, nel contempo si sosteneva il progetto di intervento presentato da GreenTO ASDPS, in palese contraddizione ad un ordine del giorno approvato nel febbraio di quest’anno dalla VII Circoscrizione a maggioranza PD (allegata) che prevedeva una tutela radicale di quell’area. In sede della medesima Commissione veniva comunicata l’esistenza di una mozione di intenti  firmata da alcuni Consiglieri comunali del Movimento 5 stelle che chiedevano all’Amministrazione un intervento di tutela dell’area similare a quanto da noi auspicato (vedere di seguito). Nel Consiglio comunale del 24 luglio 2017 questa mozione (allegata) era stata approvata all’unanimità dei 26 votanti.
L’area situata all’interno del Parco del Meisino sino a metà novembre 2015 era di proprietà del Ministero della Difesa, in seguito era stata trasferita all’Agenzia del Demanio in attesa di essere ceduta definitivamente alla Città di Torino. La cessione a titolo gratuito è poi avvenuta il 27 ottobre 2016, a quella data secondo quanto aveva affermato l’allora Vicesindaco Guido Montanari nel corso del Consiglio comunale del 7 novembre 2016, l’immobile risultava libero e non risultava alcuna forma di consegna o concessione a terzi sia pure in forma precaria.
L’ex Vicesindaco aveva poi affermato che: “l’intenzione dell’Amministrazione è quella di proseguire nell’ampliamento del parco, la riserva del Meisino è una delle più interessanti aree naturalistiche d’Europa, ottenuto il possesso del bene si procederà con gli opportuni sopralluoghi degli uffici per dare vita alle attività previsionali nell’ottica della salvaguardia
delle caratteristiche naturali del luogo”. Il Vicesindaco aveva poi proseguito: “Ho ricevuto dei proponenti (GreenTo ASDPS) di un progetto di uso privatistico di quest’area, che prevede la realizzazione di 36 palafitte con zone di accoglienza ricettiva con cupole di 6 metri di diametro sollevate 4 metri da terra con relativi parcheggi e con tantissime attività per i cittadini   (tiro con l’arco, orti per anziani, pet therapy, attività per disabili, ecc.) la mia risposta è stata: di tutto ciò non ci interessa un altro Zoom, …….. se ci fosse qualche soggetto privato che proponga un utilizzo specifico degli edifici in muratura attualmente esistenti, con un’utilizzazione compatibile con l’importanza naturalistica dell’area, con una piccola attività ricettiva (cavalli, ecc.) che renda utilizzabili questi edifici attualmente abbandonati, credo che noi non avremmo nulla in contrario la sostanza è che quest’area deve essere consegnata ai cittadini e far parte del Parco”.
Come Comitato spontaneo avevamo sin da subito auspicato, sostanzialmente in linea con quanto poi approvato dal Consiglio comunale e dalla VII Circoscrizione, che questa area diventasse uno spazio facente parte organica del Parco del Meisino. Con l’abbattimento della recinzione e delle strutture murarie che non abbiano tutela storica o architettonica e che non siano strettamente necessarie e funzionali alla sua nuova funzione, proteggendo all’accesso libero la sola fascia confinante con il Po, diventata negli anni luogo di nidificazione dell’avifauna che popola quella sponda del fiume, nonché la zona umida verso la confluenza, peraltro tutelata da normativa europea. Ogni attività anche “leggera” che si fosse inteso collocare in quel luogo, vista la centralità dell’area e la distanza dei fabbricati dagli spazi possibili per parcheggio, avrebbe portato inevitabilmente a far penetrare nell’area del Parco sia i veicoli a motore necessari per la gestione dell’attività che quelli di proprietà degli utenti della medesima.

Ancora qualche passo indietro
Il Parco del Meisino a venti anni dalla sua realizzazione è una splendida realtà che ha restituito alla Città un territorio che era in larga parte compromesso da discariche abusive. Esistono però ancora alcune presenze incompatibili con un parco rappresentate da insediamenti artigianali e depositi, in un’area che ricordiamo è riserva Naturale Speciale nonché facente parte integrante del Sistema delle Aree Protette della Fascia Fluviale del Po, all’interno del territorio riconosciuto da alcuni anni come Riserva Biosfera Unesco.
All’interno del Parco esiste un’area chiusa confinante con il fiume Po in precedenza utilizzata come poligono e poi per parecchi decenni come galoppatoio militare, per poi essere completamente inutilizzata in questi ultimi anni. Dopo il passaggio alla Città si era posto il problema di come utilizzare l’area evitando, come è successo in passato quando il Comune a causa delle note ristrettezze economiche, cerchi qualcuno che sfruttando i ricavi economici derivanti da attività da realizzare in quel luogo, possa recuperare le somme investite. Per rimanere sulle sponde del Po gli esempi non mancavano: il progetto della costruzione di una centrale idroelettrica alla Gran Madre funzionale agli interventi necessari per una tecnicamente improbabile navigabilità del fiume Po sino a Sassi, progetto fortunatamente non realizzato per il ritiro dell’unica ditta che aveva partecipato e vinto la gara d’appalto; nonché l’insediamento di Zoom sull’area dell’ex Zoo nel Parco Michelotti anche esso poi non realizzato.
Esponenti della passata Amministrazione comunale avevano più volte ripetuto che la Città non aveva ancora deciso sul da farsi, ma i segnali di una probabile futura privatizzazione dell’area c’erano tutti e da tempo.
Inspiegabilmente l’Agenzia del Demanio aveva affidato l’area dell’ex galoppatoio per un anno a partire dal 30 novembre 2015 all’Associazione GreenTo ASDPS “allo scopo di valutare la fattibilità di un recupero polifunzionale del luogo”, secondo gli affidatari questa assegnazione avveniva a fronte di un parere positivo del Comune di Torino dell’ormai lontano 7 aprile 2014.
L’Associazione assegnataria nel periodo di affidamento, a detta del suo presidente, aveva esborsato discrete somme per piccole manutenzioni e ipotizzava un progetto di interventi del valore di cinque milioni di euro.
L’elenco delle ipotesi di utilizzo emerse da articoli di stampa e da ammissioni dello stesso presidente dell’Associazione rispecchiavano quelle illustrate dall’ex Vicesindaco Montanari nel suo intervento in Consiglio comunale.
Utilizzare spazi così grandi con una molteplicità di iniziative che presuppongono notevoli investimenti, vuol dire molte persone che devono raggiungere la parte centrale di un’area dove gli accessi carrabili aperti al pubblico sono abbastanza distanti, con il risultato di vedere molte auto all’interno del parco.
Durante il possesso temporaneo da parte dell’Associazione GreenTo ASDPS i segnali in questo senso non erano stati incoraggianti, venerdì 18 marzo 2016 alle ore 16 in piena fase di “studio di fattibilità” in una parte marginale dell’ex galoppatoio, oltre ad un gruppo di persone attorno ad un bersaglio per il tiro con l’arco, avevamo visto e documentato parcheggiate all’interno dell’area due auto e una motocicletta, il tutto a pochissimi metri dal grande parcheggio del cimitero di Sassi.
(B. Morra – ottobre 2020)